Clima. Sei ragazzi citano 33 Stati europei per mancato rispetto degli impegni. La Corte dei diritti umani accetta di trattare il caso

La Corte Europea dei diritti umani ha accettato di trattare il caso posto da sei ragazzini portoghesi, di un'età compresa tra gli 8 e i 21 anni, che hanno fatto ricorso contro 33 Stati europei accusandoli di violare i diritti per il mancato rispetto degli impegni assunti a difesa del clima.

Clima. Sei ragazzi citano 33 Stati europei per mancato rispetto degli impegni. La Corte dei diritti umani accetta di trattare il caso

Sei ragazzi portoghesi hanno presentato ricorso davanti alla Corte europea dei diritti umani (Cedu) (ne avevamo già parlato qui) contro l'Italia e altri 32 Stati membri del Consiglio d'Europa accusandoli di violare i loro diritti perché non rispettano gli impegni assunti con la firma dell'accordo di Parigi del 2015, la Cop21. Lo rende noto la stessa Corte, che accettando di trattare il caso in via prioritaria, lo ha comunicato ai governi chiamati in causa, dando inizio alla fase processuale.

Nel ricorso i sei giovani portoghesi sostengono che tutti e 33 gli Stati chiamati in causa violano i loro diritti, tra cui quello alla vita, perché non hanno preso misure adeguate a ridurre l'emissione di gas serra per limitare l'innalzamento delle temperature e combattere cosi contro il cambiamento climatico, come si erano impegnati con la firma del Cop21.

Questa mancata azione, affermano i ricorrenti, ha avuto e ha numerosi effetti negativi sulla loro vita. "Il riscaldamento climatico - dicono - è direttamente responsabile degli incendi delle foreste portoghesi degli ultimi anni" che gli hanno già causato difficoltà respiratorie, e accrescono il loro rischio di avere problemi di salute in futuro. I ricorrenti affermano di "provare ansia di fronte alle catastrofi naturali come gli incendi delle foreste che hanno già causato la morte di oltre 100 persone tra i loro vicini, a cui a volte hanno assistito".

Inoltre durante gli incendi non possono stare all'aria aperta, le scuole sono chiuse, e le ceneri hanno già causato danni alle proprietà delle loro famiglie. Due dei ricorrenti aggiungono che i cambiamenti climatici stanno causando delle tempeste molto violente durante l'inverno che mettono in pericolo la loro casa, mentre altri tre lamentano che i picchi di calore sempre più frequenti non gli consentono di coltivare alcuni tipi di legumi ed estrarre acqua dal pozzo che si trova sulla proprietà della famiglia.

Rileviamo quanto sia paradossale una situazione in cui un gruppetto di ragazzi deve fare addirittura causa agli Stati per il loro immobilismo nel difendere ambiente e salute in un periodo in cui quelle stesse nazioni ci dicono che stanno facendo di tutto, anche toglierci la libertà, per "difendere" la nostra salute.
C'è qualcosa di molto strano che non torna...

 

 

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